La stagionalità del mirtillo selvatico
Dove nasce, quando si raccoglie e perché è così speciale
Il mirtillo selvatico non è un frutto qualunque. Non cresce ovunque, non si lascia addomesticare facilmente e, soprattutto, non segue i tempi dell’uomo. Segue i suoi. È un frutto che racconta l’altitudine, il silenzio dei boschi e la pazienza di chi sa aspettare il momento giusto.
Dove nasce il mirtillo selvatico
Il mirtillo selvatico (Vaccinium myrtillus) cresce spontaneo nelle zone montane e subalpine. Lo si trova soprattutto tra i 600 e i 2.000 metri di altitudine, dove l’aria è fresca, il terreno è acido e il bosco è fitto ma luminoso. Ama i sottoboschi di faggio e abete, i pendii non troppo esposti, i terreni poveri ma vivi. Non ha bisogno di cure, irrigazioni o concimi: cresce dove la natura è ancora padrona.
È proprio questa crescita spontanea a renderlo così diverso dal mirtillo coltivato: più piccolo, più intenso, più concentrato nel gusto e nelle proprietà.
La stagione del mirtillo selvatico: breve e preziosa
La stagione del mirtillo selvatico è breve.
In media dura 4–6 settimane, spesso concentrate nel cuore dell’estate. È un tempo limitato, fragile, che può cambiare da un anno all’altro in base a piogge, temperature e sole. Per questo il mirtillo selvatico è un frutto che insegna il valore della stagionalità vera: quella che non si forza. Quando finisce, finisce davvero. E bisogna aspettare l’anno dopo.
Come si trova in natura
Raccogliere mirtilli selvatici significa camminare.
Significa chinarsi, osservare, riconoscere la pianta giusta, rispettare il bosco. I frutti crescono bassi, nascosti tra foglie e rami. Non sono mai abbondanti come quelli coltivati, ma ogni bacca è il risultato di un equilibrio perfetto tra clima, suolo e tempo. È un gesto antico, fatto di lentezza e attenzione. Lo stesso gesto che, ancora oggi, dà valore a questo piccolo frutto scuro.
Un frutto che sa di montagna
Il mirtillo selvatico è il sapore dell’estate in quota.
È intenso, leggermente acidulo, profondo. Non stanca, non annoia, non è mai uguale. Ed è proprio la sua stagionalità a renderlo così prezioso: arriva, lascia il segno e poi scompare. Come le cose fatte bene.
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